Capita a tutti di avere la mente piena di pensieri, soprattutto quando ci troviamo di fronte a decisioni o situazioni che ci mettono in difficoltà. Fin qui nulla di strano: è parte della nostra natura umana.
Il problema nasce quando questi pensieri diventano ripetitivi, ingombranti e difficili da fermare: è quello che in psicologia viene definito rimuginio (o worry).
Cos’è il rimuginio?
Il rimuginio è uno stile di pensiero che si concentra su preoccupazioni e incertezze legate al futuro.
Si tratta di un vero e proprio dialogo interno, che gira a vuoto senza arrivare a soluzioni concrete.
Un esempio?
“E se dico alla mia amica che non mi va di andare in quel locale? Magari ci rimane male e non mi parla più… Però se non lo dico deciderà sempre lei… Potrei proporre qualcosa di diverso, ma se poi non le piace? Alla fine dovrei solo essere più propositiva… ma se mi dicesse di no non potrei sopportarlo…”
Un classico pensiero che si avvita su se stesso e che lascia con più dubbi di prima.
Le caratteristiche del rimugino
Ecco cosa lo contraddistingue:
- Dispendioso: richiede tempo ed energia, esaurendo le risorse mentali.
- Orientato al futuro: riguarda scenari che potrebbero accadere (“E se poi…?”).
- Ripetitivo e astratto: gli stessi pensieri si ripresentano, ma senza mai arrivare a una decisione.
- Verbale e interno: prende la forma di un dialogo mentale con sé stessi.
- Focalizzato sulle minacce: spesso si concentra su pericoli poco probabili, ma percepiti come gravi.
Le conseguenze del rimuginio cronico
Se diventa un’abitudine costante, il rimuginio può avere conseguenze pesanti:
- Fisiche: insonnia, tensioni muscolari, irrequietezza, mal di testa, irritabilità, nausea o dolore cronico. Negli anziani può persino aumentare il rischio di problemi cardiovascolari.
- Psicologiche: alimenta l’ansia e mantiene uno stato di allerta costante.
- Cognitive: riduce la capacità di concentrazione, drena la memoria di lavoro e indebolisce la fiducia nella propria capacità di affrontare i problemi.
Come interrompere il rimuginio con l’aiuto della terapia
La buona notizia è che si può imparare a gestirlo.
Un percorso terapeutico aiuta a:
- diventare consapevoli delle situazioni che fanno scattare il rimuginio,
- riconoscere l’inutilità di certi pensieri,
- apprendere strategie efficaci per interrompere il circolo vizioso e recuperare energia mentale.
Consigli pratici per gestire il rimuginio
Ecco alcune tecniche semplici da sperimentare nella vita di tutti i giorni:
- Scrivi i pensieri → metterli nero su bianco aiuta a fare ordine e a vedere con più chiarezza ciò che sembra caotico nella mente.
- Stabilisci il “tempo del pensiero” → concediti 10-15 minuti al giorno per preoccuparti, e rimanda a quel momento ogni pensiero ansiogeno che arriva in altri momenti.
- Allenati alla presenza → pratiche di mindfulness o semplici esercizi di respirazione possono riportarti al qui e ora, spezzando il flusso del rimuginio.
- Chiediti: è utile? → distinguere tra pensieri che portano a una soluzione concreta e quelli che girano a vuoto ti permette di non investire energie in ciò che non serve.
- Agisci in piccolo → anche un piccolo passo concreto nella direzione del problema (es. fare una telefonata, scrivere un messaggio, prendere un appunto) riduce l’impotenza e alleggerisce la mente.
BIBLIOGRAFIA
G. Caselli, G.M. Ruggiero, S. Sassaroli. Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo.
