L’aspettativa di poter essere immersi nella sofferenza e nella perdita ogni giorno e di non essere toccati da essa è irrealistica come aspettarsi di poter camminare attraverso l’acqua senza bagnarsi.
(R. N. Remen)
La Compassion Fatigue è una forma di esaurimento emotivo e burnout che colpisce chi si prende costantemente cura di persone che soffrono o hanno vissuto traumi. Medici, infermieri, psicologi, operatori sanitari e caregiver familiari sono tra i più esposti: ascoltando storie dolorose o assistendo a situazioni traumatiche, possono arrivare a rivivere indirettamente il trauma dei pazienti. Questo fenomeno è noto anche come stress traumatico secondario.
Come riconoscere lo stress traumatico secondario
Lo stress traumatico secondario può manifestarsi con:
- incubi, pensieri intrusivi e confusione,
- intorpidimento emotivo o evitamento,
- reazioni esagerate alla paura,
- senso di insicurezza, cinismo crescente e difficoltà nelle relazioni affettive.
Chi ne soffre sente il peso emotivo dell’assistenza come insostenibile, con un calo delle emozioni positive e della soddisfazione personale.
Cosa ci rende vulnerabili alla compassion fatigue?
Alcuni fattori di rischio sono:
- elevata empatia e forte desiderio di aiutare,
- esperienze traumatiche pregresse non elaborate,
- carichi di lavoro eccessivi,
- età ed esperienza professionale,
- ascolto costante di storie scioccanti,
- mancanza di formazione sul trauma,
- senso di colpa o disagio personale.
I sintomi della Compassion Fatigue
I segnali possono emergere su più livelli:
- Emotivi: ansia, depressione, impotenza, ridotta capacità di provare gioia.
- Fisici: stanchezza, insonnia, emicrania, tensione muscolare, sintomi gastrointestinali, ipertensione, palpitazioni.
- Lavorativi: evitamento, errori, scarsa concentrazione, insoddisfazione, ridotto senso di realizzazione.
- Sociali: isolamento, perdita di interessi.
- Comportamentali: abuso di alcol, droghe, cibo o iperlavoro come strategie di compensazione.
Come proteggersi dalla Compassion Fatigue
Nello specifico, si possono identificare diverse strategie a più livelli:
La Compassion Fatigue nasce quando vengono minacciati bisogni profondi come sicurezza, fiducia, autostima e senso di controllo. Per proteggersi, è fondamentale mettere in atto strategie di cura di sé e auto-compassione.
Ecco alcune azioni utili:
- Livello fisico: fare regolare attività fisica, dormire a sufficienza, seguire una buona alimentazione.
- Livello psicologico: ridurre lo stress extra-lavorativo, stabilire limiti personali, coltivare un atteggiamento compassionevole verso sé stessi.
- Livello sociale: costruire una rete di supporto, condividere con colleghi e amici, connettersi con la natura e con la propria spiritualità.
- Livello professionale: bilanciare vita privata e lavoro, evitare il multitasking e prendersi pause rigenerative.
Conclusione
La Compassion Fatigue è un rischio reale per chi dedica la propria vita alla cura degli altri.
Se sei un professionista della salute o un caregiver familiare, è fondamentale imparare a ricaricare le tue energie per proteggere la tua salute e mantenere la capacità di aiutare gli altri con empatia ed equilibrio.
Ricordati: rispettare i tuoi bisogni non significa egoismo, ma è la base per migliorare sia la tua vita che la qualità del supporto che offri a chi ami o a chi assisti.
