La Compassion Fatigue: cos’è e come proteggersi

L’aspettativa di poter essere immersi nella sofferenza e nella perdita ogni giorno e di non essere toccati da essa è irrealistica come aspettarsi di poter camminare attraverso l’acqua senza bagnarsi.
(R. N. Remen)

La Compassion Fatigue è un tipo di esaurimento e di burnout che deriva dall’interazione costante con pazienti traumatizzati. Infatti, quando gli operatori o caregiver (famigliare che assiste i propri cari) ascoltano storie di abuso o di orrore, o si prendono cura di corpi devastati dalla malattia o dalla violenza, rivivono spesso il trauma del paziente. Tale fenomeno prende il nome di “stress traumatico secondario”.

Come riconoscere lo stress traumatico secondario?

Spesso lo stress traumatico secondario si presenta sottoforma di incubi, confusione, intorpidimento emotivo, presenza di pensieri intrusivi, evitamento e una risposta esagerata alla paura. Esso può portare a diminuzione del senso di sicurezza, aumento del cinismo e sconnessione dalle persone amate. Inoltre, per chi inizia a soffrire di questa forma di trauma il peso emotivo della relazione di assistenza diventa insostenibile e si accompagna a un calo dei livelli di soddisfazione personale e di emozioni positive.

Cosa ci rende vulnerabili alla compassion fatigue?

  • L’empatia e la voglia di fare la differenza: la voglia di aiutare gli altri ci può spingere a sopportare fatiche emotive intense andando incontro ad un esaurimento psicofisico;
  • Limiti personali o esperienze traumatiche precedenti non risolte o elaborate;
  • Il carico di lavoro;
  • L’età e le esperienze professionali;
  • L’ascolto di storie shockanti;
  • L’assenza di formazione sul trauma;
  • Esperire colpa e disagio.

Quali sono i sintomi?

I sintomi della Compassion Fatigue possono essere:

  • EMOTIVI: ansia, depressione, senso di impotenza, minore capacità di provare gioia;
  • FISICI: stanchezza, insonnia, dolori (emicrania, tensione muscolare), sintomigastrointestinali, ipertensione, difficoltà a rilassarsI, esaurimento, palpitazioni;
  • LAVORATIVI: evitamento, insoddisfazione, minor concentrazione e memoria, errori di valutazione, scarsa pianificazione del trattamento, incapacità di mantenere l’equilibrio tra empatia e obiettività, ridotto senso di realizzazione personale, difficoltà ad avviare attività di routine;
  • SOCIALI: isolamento e perdita di interessi;
  • COMPORTAMENTALI: l’adozione di comportamenti problematici per far fronte allo stress come abuso di alcol, droghe, farmaci, cibo, gioco, iperlavoro ecc.

Come proteggersi?

La compassion fatigue si verifica perchè l’operatore o caregiver sente minacciati alcuni bisogni profondi (sicurezza, fiducia, autostima, intimità e controllo) necessari per sentire soddisfazione sia nella vita personale che lavorativa.

Di conseguenza, per tutelare la propria salute mentale, fisica ed emotiva è necessario che l’operatore metta in atto strategie auto-compassionevoli in modo da poter ricaricare le proprie batterie e soddisfare i propri bisogni emotivi.

Nello specifico, si possono identificare diverse strategie a più livelli:

  • FISICO: esercizio fisico, ore di sonno adeguato, buona alimentazione;
  • PSICOLOGICO: riduzione dello stress fuori dal lavoro, diventare consapevoli dei fattori di rischio, definire dei limiti personali, coltivare un atteggiamento compassionevole;
  • SOCIALE: costruzione di una rete di supporto psicologico ed emotivo nell’ambiente lavorativo e personale, connettersi con gli altri, con la natura e la spiritualità;
  • PROFESSIONALE: trovare un equilibrio tra lavoro, vita privata e cura di sè, rinunciare all’esecuzione di più compiti contemporaneamente;

Concludendo..

La Compassion Fatigue è un rischio professionale e personale. Pertanto se la tua professione prevede di occuparsi degli altri o sei un famigliare che si prende cura dei propri cari sarà necessario per te ricaricare le tue batterie in modo da avere abbastanza energie da dare agli altri. Rispettando i tuoi bisogni non solo migliorerai la qualità della tua vita ma anche la capacità di connetterti con le persone di cui ti prendi cura.