Resilienza: ciò che non uccide, fortifica!

Le avversità possono essere delle formidabili occasioni
Thomas Mann

Secondo la definizione dell’American Psychological Association la resilienza è la capacità di adattarsi positivamente a traumi, avversità, tragedie, minacce o anche fonti importanti di stress. Di fronte alle difficoltà una persona può riprendersi in modo relativamente rapido e rialzarsi più forte di prima.

Dal punto di vista biologico la resilienza ci permette di modulare efficacemente la risposta allo stress ed è fondamentale per il benessere psicofisico. Lo stress quando eccessivo può infatti danneggiare il sistema immunitario e contribuire a provocare malattie gastriche, ansia, depressione, diabete e cardiopatia. Lo stress inoltre può favorire comportamenti nocivi come fumare e abusare di alcool.

Il fatto che una persona di fronte alle avversità reagisca con tenacia o arrendevolezza dipende sia da caratteristiche genetiche sia da fattori ambientali che influiscono sulle capacità di adattamento allo stress.

Diversi studi hanno individuato alcune caratteristiche ereditarie che favoriscono la resilienza: il temperamento che induce un bambino a fronteggiare nuove imprese e ad interagire con gli sconosciuti, una personalità socievole e la capacità di accettarsi con pregi e difetti. Oltre che da variabili biologiche la resilienza è influenzata anche da variabili ambientali tra cui il sostegno famigliare, la stabilità economica, l’accesso ai servizi e la percezione di vivere in un ambiente sicuro.

È possibile imparare ad agire e pensare in modo più resiliente per ridurre lo stress e sfruttare l’esperienza come occasione di crescita attraverso diversi metodi: imparare a regolare le proprie emozioni, adottare un punto di vista ottimista ma realistico, tenersi in forma, accettare le sfide, coltivare una fitta rete sociale, osservare e imitare i modelli resilienti.

Regolazione emotiva

La ricerca ha evidenziato diverse strategie per regolare le proprie emozioni e migliorare la resilienza. I metodi che hanno ricevuto maggiori evidenze scientifiche sono la ristrutturazione cognitiva e la mindfulness.

La terapia cognitivo-comportamentale, particolarmente efficace per curare i disturbi d’ansia e dell’umore, utilizza la ristrutturazione cognitiva per imparare ad osservare i propri pensieri e i propri comportamenti e a mettere in discussione le proprie valutazioni negative sulle situazioni stressanti e su  se stessi, per sostituirle con valutazioni più realistiche. Di fronte a un episodio molto stressante posso chiedermi “In che altro modo posso vedere questa situazione? È davvero così drammatica o forse sto esagerando il suo impatto negativo? Posso imparare qualcosa da questa esperienza e sfruttarla per diventare più forte?”.

Un’altra strategia per ridurre l’intensità delle emozioni negative è la pratica della mindfulness. Essa insegna a vivere nel qui ed ora, invece di rimuginare sul passato o preoccuparsi del futuro. Si impara a guardare la realtà senza giudicare interrompendo certi schemi di pensiero abituali che vanno ad aggravare la sofferenza percepita.

Rinforzare le emozioni positive

Le emozioni positive riducono l’attivazione fisiologica e aumentano la nostra capacità di concentrazione, determinando reazioni più flessibili e adattive allo stress e ai traumi.

La resilienza è legata a un ottimismo realista. Ciò non significa guardare il mondo con delle lenti rosa, ignorando le informazioni negative e sottostimando i rischi. Chi è ottimista realista filtra le informazioni negative non utili, prestando attenzione alle brutte notizie necessarie alla lotta contro le avversità.

Fare attività fisica

La ricerca ha dimostrato come l’attività fisica riduca i sintomi della depressione e dell’ansia, migliorando l’attenzione, le capacità decisionali e di memoria. Attraverso un aumento graduale dell’intensità dell’allenamento fisico è possibile inoltre regolare l’esposizione allo stress: accettando sfide sempre più impegnative, si imparano a gestire livelli di stress sempre più elevati.

Il supporto sociale

Rafforzare le proprie relazioni sociali ci consente di aumentare la fiducia in sé, creando una rete di sicurezza in caso di fallimento e rafforza l’idea di poter superare gli ostacoli. Imitare modelli resilienti

Circondarsi e frequentare persone che si riprendono velocemente dalle difficoltà ci permette di imparare dal loro comportamento che “ciò che non uccide, fortifica”. Colleghi, familiari, figure storiche o perché no personaggi di fantasia possono rappresentare modelli di resilienza da imitare per imparare a fronteggiare lo stress in modo più efficace.


BIBLIOGRAFIA

SM SOUTHWICK, DS CHARNEY (2012). Resilience: The science of mastering life's greatest challenges. Cambridge University Press, New York.